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Edith Stein, una vita per la libertą E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

27 gennaio, 25 aprile, 1° maggio… il nostro calendario è contrassegnato da date che impongono il dovere di ricordare: lo sterminio degli ebrei, la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti, le conquiste dei lavoratori. Date scritte – ci sfugge troppo spesso – da persone autentiche, in carne ed ossa. Una, in particolare, ha riassunto e vissuto su di sé la coscienza europea, l’Olocausto, la testimonianza cristiana, il destino della donna, la nobiltà e l’infamia del genere umano: Edith Stein.




Nata a Breslavia nel 1891, unica allieva donna di Husserl, fu, innanzi tutto, una delle menti più lucide del suo tempo. Incarnava il tipo assolutamente unico d’intellettuale nato da quel crogiolo di culture, tradizioni, inquietudini, che fu l’Europa nord-orientale del primo Novecento. Era il periodo in cui Sigmund Freud, sfidando l’esasperato scientismo degli accademici, sosteneva che la nostra vera personalità si nasconde dietro il linguaggio velato e simbolico del sogno; e tentava, moderno sciamano, di varcare le soglie dell’insondabile per portarlo alla luce della razionalità (che, col suo misero baluginare, ne ha immiserito l’arcana seduzione). Edith Stein, al contrario, compì il cammino inverso e, da studiosa, scoprì nell’intuizione, nell’afflato creativo, nel moto del cuore, il carattere precipuo dell’umanità e, più specificamente, della donna.

Non certo per ribadire l’intima debolezza che la cultura ufficiale di quegli anni – maschile e spaventata dalle prime istanze femministe – si ostinava ad attribuire al “sesso debole” per rimetterlo al suo posto (“…un gran numero di gente non abituata a pensare”, scrive Stein in Problemi dell’educazione della donna, “si accontenta di modi di dire logori, quali sesso debole o anche sesso gentile, e che di questo sesso debole parla non senza un sorriso di compatimento, spesso anche di cinismo, senza riflettere più profondamente sull’essenza della donna, o senza osar di gettare uno sguardo sulle concrete, palpabili capacità da lei dimostrate”).


Anzi la donna, proprio per le sue caratteristiche di apertura (ma Stein usa il termine ben più profondo e denso di significato di empatia, che non a caso è anche il titolo del suo primo, importante lavoro), agli altri e al mondo, svolge un ruolo insostituibile nella società, in quanto formatrice di individui: sia nella sfera privata, sia in campo professionale, sia nella Chiesa – e ai tempi di Edith non si parlava affatto di “missione cristiana della donna”… Nulla di più lontano dalla figura della serva acquiescente e silenziosa spacciata come modello di donna ideale; persino la maternità, se vissuta con compiacimento narcisistico, perde la sua ricca simbologia e carica umana. Stein ha in mente la donna saggia e forte della Bibbia, intelligente, accorta, pronta ad affiancare l’uomo nel suo cammino verso la civiltà e in grado di smussarne la tendenza a uno sfrenato egoismo. La natura del resto, nel concetto steiniano, non è qualcosa di fisso e immutabile, stabilito una volta per sempre; la sua specificità sta semmai nella capacità di crescere, di evolvere (e di evoluzione creatrice parlava un altro grande filosofo coevo, Henri Bergson).

 


La Chiesa, abbiamo detto; e la Bibbia. Profondamente radicata nella cultura ebraica in cui nacque e crebbe, come i già citati Husserl, Freud e Bergson, la sua ricerca intellettuale e spirituale – culminata con la lettura decisiva di un’altra grande santa, Dottore della Chiesa, di origine israelita: Teresa d’Avilafarsi cattolica e a prendere i voti proprio in quel tragico anno, il 1933, in cui Hitler prese il potere in Germania. L’Europa definita “culla della democrazia” era quella stessa Europa che aveva creato il mito della razza pura, che aveva esorcizzato i suoi puerili pregiudizi costruendosi teorie pseudo-scientifiche secondo le quali il “diverso” – ebreo, negro, zingaro, disabile… - doveva essere annientato.

– l’aveva portata a

 

Ecco allora Edith Stein simbolo dell’umanità dolente, della vita che si offre: e mentre, dopo la cattura da parte dei nazisti, si avviava verso la camera a gas, ripercorreva il cammino di un altro ebreo abbandonato dai suoi amici, lasciato povero e nudo, ma la cui testimonianza (poiché questo è il significato del termine “martirio”) ha aperto gli occhi alla Verità.

 

L’APPELLO DI EDITH STEIN A PIO XI

 

Padre Santo,

Come figlia del popolo ebraico, che per grazia di Dio è da 11 anni figlia della Chiesa Cattolica, ardisco esprimere al padre della cristianità ciò che preoccupa milioni di tedeschi.

Da settimane siamo spettatori, in Germania, di avvenimenti che comportano un totale disprezzo della giustizia e dell’umanità, per non parlare dell’amore del prossimo.

Per anni i capi del nazionalsocialismo hanno predicato l’odio contro gli ebrei. Ora che hanno ottenuto il potere e hanno armato i loro seguaci - tra i quali ci sono dei noti elementi criminali - raccolgono il frutto dell’odio seminato.

Le defezioni dal partito che detiene il governo fino a poco tempo fa venivano ammesse, ma è impossibile farsi un’idea sul numero in quanto l’opinione pubblica è imbavagliata.Da ciò che posso giudicare io, in base ai miei rapporti personali, non si tratta affatto di casi isolati.

Sotto la pressione di voci provenienti dall’estero sono passati a metodi più “miti” e hanno ordinato “che a nessun ebreo venga torto un capello”.

Questo boicottaggio - che nega alle persone la possibilità di svolgere attività economiche, la dignità di cittadini e la patria - ha indotto molti al suicidio: solo nel mio privato sono venuta a conoscenza di ben 5 casi.Sono convinta che si tratta di un fenomeno generale che provocherà molte altre vittime.

Si può ritenere che gli infelici non avessero abbastanza forza morale per sopportare il loro destino. Ma se la responsabilità in gran parte ricade su coloro che li hanno spinti a tale gesto, essa ricade anche su coloro che tacciono.

Tutto ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo che si definisce “cristiano”. Non solo gli ebrei ma anche migliaia di fedeli cattolici della Germania - e, ritengo, di tutto il mondo - da settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la sua voce contro tale abuso del nome di Cristo.

 

L’idolatria della razza e del potere dello Stato, con la quale la radio martella quotidianamente le masse, non è un’aperta eresia?

Questa guerra di sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli Apostoli?

Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi persecutori?

E non è una macchia nera nella cronaca di questo Anno Santo, che sarebbe dovuto diventare l’anno della pace e della riconciliazione?

Noi tutti, che guardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale governo tedesco.

La guerra contro il Cattolicesimo si svolge in sordina e con sistemi meno brutali che contro il Giudaismo, ma non meno sistematicamente.Non passerà molto tempo perché nessun cattolico possa più avere un impiego a meno che non si sottometta senza condizioni al nuovo corso.

Ai piedi di Vostra santità, chiedendo la benedizione apostolica

 

Dott.ssa Edith Stein

 

docente all’Istituto tedesco di Pedagogia scientifica

 

presso il Collegium Marianum di Munster

 

12 aprile 1933


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