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Omaggio all’arte E-mail
Scritto da michele principato trosso   

“Omaggio all’arte”

 

La pittura è il mezzo con cui cerco d’esprimermi:
Multietnicità, tolleranza, villaggio globale … Non passa giorno senza ascoltare uno di questi termini. La nostra società si basa su questi valori, scossi ma non recisi dalle follie di chi vuole imporre la propria concezione di vita credendo che sia la migliore possibile. Il mondo occidentale, dal canto suo, dopo gli attentati che hanno colpito i propri simboli sembra avere dimenticato tutti i discorsi che si facevano prima dell’11 settembre, sulla pace e sui diritti umani.


Quotidianamente assistiamo alla morte di persone uccise soltanto perché di diverso colore, fede, nazionalità. Questa reazione violenta è forse causata dalla paura dell’altro, che ci sembra diverso, che non conosciamo. Ma non pensiamo, però, che è un uomo, un uomo che ha gli stessi bisogni in tutti gli angoli della terra, che cerca da secoli le risposte alle stesse domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e, soprattutto, perché?
Certamente le risposte sono molteplici, dipendono da vari fattori, di ordine storico, religioso, sociale, … ma accomunate da uno stesso linguaggio, un unico idioma.
La pittura, linguaggio universale per eccellenza, nelle mie opere rappresenta i conflitti, gli interessi, le angosce dell’uomo nella realtà attuale. Le difficoltà che gli uomini hanno incontrato durante tutta la loro storia sono presenti nei richiami delle tecniche pittoriche del passato. I vari colori, simboli della diversità delle razze, si fondono in un insieme caotico. Le colature sono come lacrime di un soggetto oppresso e succube di una società che crede di avere raggiunto il suo apogeo, quasi non accorgendosi che la maggior parte dei mali che la attanagliano non sono ancora stati risolti; i graffi sulla tela, esteriorizzazione delle lacerazioni dell’anima; le pennellate che, attraversandosi le une sulle altre, turbano la felicità delle singole cromie.


Il muro è la rappresentazione più recente del mio modo di esprimermi; esso, dall’antichità ad oggi, è stato sempre spazio vergine da usare per raffigurare il passaggio dell’essere da questo cosmo, dai geroglifici, al muro del pianto, al graffite. Col mio muro non solo cerco di esprimere la sofferenza, il degrado dell’io, ma anche un canto d’amore.
L’ arte è il mezzo con cui io cerco di fuggire da un sistema chiuso, di cui non condivido molte delle regole presenti, da un mondo in cui s’assiste allo sdoppiamento delle idee, alla poca coerenza delle azioni con i valori che sono ostentati pubblicamente. Questo mio fuggire è finalizzato alla ricerca degli istinti primordiali di un ingenuo Adamo. Così come già in passato Masaccio, Caravaggio, Munch, Pollock, Vedova, Still, Beuys, Basquiat, Kiefer e in campi diversi, Beethoven, Wagner, Baudelaire, Dostoevskij, Nietzsche, Pirandello hanno espresso l’uomo così come è nella sua interezza.


L’arte non dà risposte, fa sorgere delle inquiete riflessioni e sembra mostrare, apparentemente, un’arrendevolezza quasi estrema. Ma proprio nel punto in cui sembra non esserci più spazio per la felicità, un moto interiore ci spinge a credere nelle capacità umane.
Di Michele Principato Trosso

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