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Riflessioni sull'arte E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

Questo materiale è la base per una riflessione e un interscambio sul tema dell’espressione artistica, in un’ottica Umanista. Questa testimonianza ha l’obbiettivo di riportare l’astratto e idealistico concetto di arte al più semplice e vissuto registro del fatto artistico e di delineare il campo di azione di possibili fronti umanisti nell’ambito dell’espressione artistica.

Il suo obbiettivo più immediato è di stimolare l’interscambio tra umanisti interessati al tema, al fine di raccogliere materiali, idee e testimonianze per lanciare un’onda positiva e trascinante che produca crescita strutturale.

Questo materiale è rivolto a tutti coloro che sentono il tema, senza limiti di età e preparazione specifica.

 


Questo materiale contiene :

Riflessioni sull’arte ;

Difficoltà incontrabili ;

Testimonianza di un artista unanista ;

L’arte come valore sociale ;

Spunti per una dichiarazione ;

Sintetizzando ;

Piano d’azione.

Riflessioni sull’arte.

La mia esperienza con il Movimento mi ha portato a vivermi un sistema di relazioni, di sviluppo individuale e di azione sociale molto avanzati rispetto a ciò che questo sistema propone all’interno dei suoi vari ambiti di relazione.

Una forte passione biografica mi lega all’arte in senso ampio ma fino ad oggi mi sono vissuto l’incompatibilità interiore di sviluppare il lato pratico artistico e quello sociale e personale sperimentato nel Movimento.

Questo mio conflitto interiore ancora oggi crea dei freni al mio sviluppo globale. Oggi è giunto per me il momento di affrontare e riflettere sulla risoluzione del conflitto.

La mia riflessione verte su alcuni temi che ritengo fondamentali per dinamizzare la mia situazione. L’aspirazione frustrata è quella di portare e di unire le mie due esperienze, apparentemente incompatibili, in un unico progetto di vita, in parole povere di utilizzare la mia passione e la mia predisposizione al fatto artistico con la mia più recente e più efficace azione col Movimento.

Il mondo dell’arte non è inquadrabile con due parole, all’interno di questo ambiente vi sono posizioni e intenzioni molto differenti e contraddittorie, ci sono comunque credenze diffuse e schemi riconoscibili propri di questo ambito. La necessità è quella di chiarirsi su un possibile sviluppo in direzione del Nuovo Umanesimo che stimoli e costruisca entità e forme differenti da quelle sviluppate fin ora in cui non mi sono rispecchiato.

I punti che a mio avviso sono degni di una riflessione sono i seguenti :

Il rapporto con il disegno.

Molto spesso, quando ho esposto i miei lavori delle persone mi si sono avvicinate con un genuino interesse per le cose che faccio. In tanti di loro ho visto la voglia di dipingere o disegnare, la loro ammirazione non era tanto per l’oggetto in se ma per il fatto che sentivano molto vicino quell’atto espressivo, alcuni di loro si sono sentiti in confidenza quasi in complicità con me tanto da esprimermi la loro buona “invidia” manifestando la loro voglia repressa e mai espressa di imbrattarsi coi colori, di liberarsi ed esprimersi dipingendo.

Queste persone avevano in comune un ottimo registro biografico della loro esperienza artistica, di quando da piccoli si perdevano e gioivano disegnando. La loro amarezza si mostrava nel fatto che per una cosa o l’altra non avevano potuto sviluppare e mantenere viva questa passione. Il fatto che loro vedessero in me e nei miei lavori quella loro fresca e forte passione li rilassava e li faceva aprire, confidandomi questo loro stupendo mondo. Queste persone ancora oggi quando le incontro mi ricordano e io ricordo loro, perché in quegli istanti passati è sucesso qualcosa di magico che ancora non so spiegare.

Queste esperienze mi hanno aiutato a comprendere e fissare il registro più umano dell’arte. A quelle persone come a me succede qualcosa nell’atto di dipingere, qualcosa di profondamente umano e di profondamente vitale, che loro come me sentono sia importante che ciò si esprimi nel mondo e nella vita.

1. Cosa è ci è sucesso di così importante e di così simile, che ci ha fatto subito entrare profondamente in contatto l’uno con l’altro ?

2. Come mai una cosa così utile al benessere psichico per molti è rimasto solo un nostalgico ricordo, e non un atto di coerenza con ciò che sentivano, pensavano e facevano ?

3. Quali sono le conseguenze personali e sociali di questa repressione ?

4. Cosa si può fare perché questa energia positiva si sviluppi e sia strumento utile allo sviluppo sociale e personale ?

Dare risposta a queste domande ha per me importanza esistenziale.

1. Cosa è ci è sucesso di così importante e di così simile, che ci ha fatto subito entrare profondamente in contatto l’uno con l’altro ?

Ci potremmo anche chiedere cosa ha motivato 35.000 anni fa in una situazione ben diversa da quella attuale, quegli ominidi a dipingere le calotte delle caverne-abitazioni con complessissime pitture ? Quale vantaggio traevano in quella situazione di pura sopravvivenza in questi atti ? Molte sono le interpretazioni, da quelle antropologiche a quelle artistiche, la più diffusa è quella del rito propiziatore, dipingevano in funzione di una battuta di caccia o di un evento vitale che dovevano compiere. Silo in una chiacchera fatta a Madrid lo scorso gennaio, interpreta quegli atti come attivazione di circuiti cerebrali, ecco la sintesi di ciò che disse in quell’occasione :

“Uno può credere ingenuamente, come ci dicono gli “studiosi” che l’arte e la religione si spiegano con le necessità vitali. Ad esempio, l’arte delle caverne, i famosi bisonti si spiegano come la necessità dei cacciatori di realizzare certi riti che assicurassero loro il cibo.

Ma uno non può spiegarsi Mozart semplicemente con la caccia.

Il caso della religione e dell’arte si spiega invece con la necessità umana di abilitare nuovi circuiti cerebrali. Uno può verificare come si attivano i circuiti mediante uno scanner che mostra come il sangue va verso un punto o un altro del cervello a seconda che si svolga un’attività o un’altra (inclusi i sentimenti), ma l’arte e la religione attivano nuovi circuiti.”

Questa mi sembra la via da percorrere, che non ha niente a che vedere con la materia chiamata Storia dell’Arte, dove gli studiosi si ritrovano molto spesso a mettere in sequenza i vari avvenimenti artistici a loro avviso più rilevanti, dalla preistoria ai giorni nostri senza minimamente chiedersi le motivazioni di quegli uomini e donne, senza chiedersi sullo sviluppo e l’ampliamento della capacità della coscienza nell’atto del dipingere. La stessa visione si ha della Storia, o di quella che abitualmente chiamiamo storia ovvero una serie di avvenimenti messi in fila in ordine cronologico.

Ritengo che gli scritti di Silo e Autoliberazione siano indispensabili per potere inquadrare e sviluppare un sistema interpretativo sull’Arte che funga da base ideologica per possibili sviluppi di azione nella direzione del Nuovo Umanesimo.

Aiutandoci sicuramente a pulire il fatto artistico da tutta la mitologia fantastica che si è andata producendo nei secoli, mitologia che oggi non offre più un sistema interpretativo valido per l’avanzamento dell’arte e che in parte ne ha causato la crisi profonda che sembra oggi regnare nell’ambito.

2. Come mai una cosa così utile al benessere psichico per molti è rimasto solo un nostalgico ricordo, e non un atto di coerenza con ciò che sentivano, pensavano e facevano ?

Qui voglio ugualmente prendere come riferimento un capitolo del libro di Silo, Paesaggio Umano :

L'EDUCAZIONE

1. La percezione del paesaggio esterno e la sua azione su di esso coinvolgono il corpo e un modo emotivo di stare nel mondo. E' ovvio che coinvolgono anche la visione stessa della realtà, come ho osservato altrove. Per questo credo che educare sia principalmente allenare le nuove generazioni all'esercizio di una visione non ingenua della realtà, in modo che il loro sguardo prenda in considerazione il mondo non come una presunta realtà, obiettiva in sé, ma come l'oggetto di trasformazione sul quale l'essere umano applica la propria azione. In questo momento non sto parlando dell'informazione sul mondo, ma dell'esercizio intellettuale di una particolare visione sui paesaggi priva di pregiudizi e di un'attenta pratica sul proprio sguardo. Un'educazione elementare deve prendere in considerazione l'esercizio del pensare coerente. In questo caso, non si sta parlando di conoscenza stretta, ma di contatto con i propri registri del pensare.

2. In secondo luogo, l'educazione dovrà tener conto dello stimolo della sensibilità e dello sviluppo emotivo. Per questo, l'esercizio della rappresentazione da una parte e dell'espressione dall'altra, così come l'abilità nel maneggio dell'armonia e del ritmo dovrebbero essere presi in considerazione nel momento di pianificare una formazione integrale. Ma ciò che abbiamo detto non ha come oggetto l'elaborazione di procedimenti con la pretesa di "produrre" talenti artistici, ma con l'intenzione che gli individui prendano contatto emotivo con se stessi e con gli altri, senza le confusioni a cui porta un'educazione della separazione e dell'inibizione.

3. In terzo luogo, si dovrebbe prendere in considerazione una pratica che metta in gioco tutte le risorse corporee in modo armonico, e questa disciplina somiglia più a una ginnastica realizzata con arte che allo sport, poiché questo non forma integralmente ma in modo unilaterale. Qui si cerca infatti di prendere contatto con il proprio corpo e di guidarlo con scioltezza. Per questo, lo sport non dovrebbe essere considerato come un'attività formativa, ma sarebbe importante coltivarlo prendendo come base la disciplina suddetta.

4. Fin qui ho parlato dell'educazione, intendendola dal punto di vista di attività formative per l'essere umano nel suo paesaggio umano, ma non ho parlato dell'informazione che si relaziona con la conoscenza, con l'assimilazione di dati attraverso lo studio e della pratica come forma di studio.

Qui Silo delinea in poche parole un sistema educativo che tenga conto dell’essere umano, per come noi lo interpretiamo. E’ chiaro che siamo molto distanti dai metodi di insegnamento con cui noi ci siamo formati.

Per molti lo sviluppo artistico si è fermato a 10-13 anni quando il sistema educativo gli ha imposto dei canoni espressivi come la corretta rappresentazione del vero, senza tener conto che per quanto il disegno espresso dal bambino sia equivalente a quella che si considera la visione reale del paesaggio esterno, siamo di fronte ad una interpretazione. E chi disegna una mucca sproporzionata, a forma di nuvola e colorata come un arlecchino, un bel 2 in disegno e che si dedichi ad altro senza tener conto del registro e della particolare visione dell’alunno.

Con questa analisi semplificata, analizzo uno dei possibili motivi per cui molte persone hanno abbandonato questa particolare pratica espressiva nell’adolescenza, che per molti rimane un soave e dolce ricordo di quegli anni, ubicando nel passato ciò che ancora chiede di essere espresso, nell’oggi e nel futuro.

3. Quali sono le conseguenze personali e sociali di questa repressione ?

Indubbiamente una perdita di forza. Avviene una conversione delle energie vitali che si esprimono come sofferenza. La repressione del sesso, del corpo, delle emozioni e dei pensieri sono i motivi per cui soffriamo ed entriamo in contraddizione. Lo sviluppo delle discipline artistiche, intese come corretto sviluppo, psico-fisico di un essere umano coerente sono fondamentali in una società Umanista. Non a caso nell’Umanesimo storico, lo sviluppo delle arti ha giocato un ruolo fondamentale nella ribellione contro lo Stabilito.

 

4. Cosa si può fare perché questa energia positiva si sviluppi e sia strumento utile allo sviluppo sociale e personale ?

 

 

Per prima cosa esprimerla, è una esigenza fondamentale dell’essere umano. Lottare affinché l’oramai ristretto spazio sociale e mentale a cui questa forza è rilegata aumenti senza pregiudizi e canoni estetici. Creare le condizioni in cui l’enorme diversità artistica trovi ambito.

 

 

Le condizioni si possono creare solamente con la rivoluzione umanista, quindi con lo sviluppo della struttura. I nostri temi di lavoro personale sono fantastici, non cambierei nulla, il lato esistenziale è perfetto, indubbiamente con i nostri materiali e la nostra esperienza si possono elaborare moduli di riunione “personalizzati” per l’ambito, ma gia con quello che c’è si può fare molto.

 

 

Le attività sociali devono essere personalizzate, l’obbiettivo di base rimane comunque creare un onda positiva in cui le persone si aggreghino alla struttura.

 

 

In altri paesi hanno organizzato una mostra collettiva nei negozi di quartiere ; il quadro esposto dal maccellaio ha creato una situazione di molta curiosità e interesse nei vicini, ponendo tra l’altro il commerciante a dover motivare quella cosa “strana”. Si è creato così un contatto diverso tra artisti e persone che ha stimolato e entusiasmato.

 

 

Silo ha detto: bene è quello che rafforza la gente, male quello che la indebolisce. Bene è quello che unisce, male quello che divide. Per esperienza possiamo affermare che la forza d'insieme sorge quando la gente si sente unita, senza speculazioni egoistiche, in un progetto comune che va a vantaggio di tutti e di ognuno.

 

 

Per fare ciò bisognerà tener conto di quelle credenze radicate che limitano lo sviluppo e l’impegno degli artisti in questa direzione.

 

 

DIFFICOLTA’ INCONTRABILI

 

 

Nella mia esperienza mi sono scontrato con dei muri, che hanno causato in me rabbia e risentimento. Per questo è nata in me la necessità di comprendere più a fondo la consistenza, e la effettività di questi muri.

 

 

Uno degli scontri più accesi l’ho avuto con la negazione di un esplicito impegno Sociale da parte degli artisti. L’arte non ha partito, sembra poter riassumere la base di questo irrigidimento. E’ come se il fatto artistico, inteso come azione dell’artista, sia solamente un fatto individuale in cui la sfera dell’azione sociale si nega perché non necessaria allo sviluppo dell’atto artistico. Più o meno è la stessa frattura che milioni di persone oggi si vivono tra ciò che è personale e tra ciò che è sociale, come se le due cose non fossero interdipendenti. In più nell’ambito artistico-culturale è molto difficile perché in particolar modo si tende ad interpretare la crisi individuale come mancanza di talento, in una sorta di lotta per la sopravvivenza e di supremazia dell’individuo su individuo, e quindi si tende a non dare risposte sociali ma individuali.

 

 

Eppure in varie epoche si è sentita la necessità di coesionarsi intorno a dei movimenti artistici che oltre lo sviluppo individuale si proponevano uno sviluppo sociale, inteso come dialettica artistico-generazionale. Tutti i movimenti avanguardistici di inizio secolo si sono posti in dialettica con le generazioni artistiche precedenti.

 

 

Come dice Silo nella 10a Lettera ai Miei Amici, “ si può osservare che la dialettica generazionale, motore della storia, è rimasta provvisoriamente bloccata e con questo si è aperto un pericoloso abisso tra due mondi.”

 

 

E’ chiaro che la destrutturazione attuale ha colpito l’ambito artistico, riducendolo nella maggior parte dei casi come un insieme di individui isolati. La ricostruzione di un tessuto sociale è in stretta relazione con la costruzione di spazi fisici e psicologici dove gli artisti si possano incontrare per comunicare tra loro, e sviluppare nuove proposte.

 

 

E’ importante inoltre comprendere la diversità delle forme, spesso complicate e inaccessibili, dell’ambiente artistico. Forme tipiche di un sistema chiuso di relazioni che tende a saturarsi. Da tempo è avvenuta questa saturazione, ma oggi stanno saltando gli schemi, e molto probabile che l’ambiente oggi sia molto recettivo rispetto a 5 anni fa, tempo a cui risale la mia esperienza diretta. Dico questo delle forme perché è un ambiente molto estetico e le forme hanno una grande importanza, ma non sono i contenuti. Secondo me bisogna muoversi con forme molto elastiche e plastiche, ma non cedere sui contenuti in cui regna a mio avviso molta confusione.

 

 

C’è molta selezione nelle forme, modo di parlare, vestire, dipingere, c’è necessità di studiare delle forme a loro vicine. La nostra forma ha molto a che vedere con il fatto che ci muoviamo in maniera molto organizzata, e loro rifiutano a pelle l’organizzazione, il nostro linguaggio si è andato conformando anch’esso per una esigenza strutturale e a loro piace molto fiorito... Noi abbiamo dei contenuti esplosivi, ma bisogna vedere e sperimentare delle forme più adatte all’ambiente artistico, che ci si presenta con delle caratteristiche formali proprie.

 

 

Queste per oggi sono le mie riflessioni sulle possibilità di azione nell’ambito artistico che possiamo muovere come Movimento Umanista, che riassumo cosi :

 

 

· Necessità di un sistema interpretativo umanista sul fenomeno dell’arte ;

 

 

· Necessità di riprendere e sviluppare l’espressione artistica come strumento fondamentale per lo sviluppo di un Essere Umano ;

 

 

· Necessità di sviluppare degli strumenti sociali per ricostruire un tessuto artistico distrutto strumenti adatti all’ambito, mentre nella parte esistenziale sono perfette le nostre riunioni di lavoro personale.

 

 

DIFFICOLTA’ INCONTRABILI

 

 

· Estrema frattura tra il personale e i sociale ;

 

 

· Blocco della dialettica generazionale ;

 

 

· Elasticità di forme d’azione.

 

 

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Firenze 4 luglio 1996

 

 

Queste riflessioni partono da una particolare esperienza, che può non essere condivisa, il suo solo obbiettivo è di portare al punto personale-esistenziale la riflessione sull’arte.

 

 

Le persone sensibili oggi si sentono un po’ bastonate e molte di loro si sono chiuse in un immobilismo senza uscita, è probabile che alcuni di loro abbiano fatto dei tentativi per cambiare questa situazione e non ci sono riusciti. E’ importante che queste persone siano disposte a mettere in discussione credenze del tipo “non è possibile cambiare” e riconoscano le ingenuità che le hanno portate a questa credenza.

 

 

TESTIMONIANZA DI UN “ARTISTA” UMANISTA.

 

 

difficolta’ esistenziali e pratiche nel fare arte.

 

 

Come sta oggi chi si sente una grande forza interiore, e non riesce a trovare o costruire dei canali adeguati per esprimerla ?

 

 

E in quale modo ha integrato tutte quelle esperienze che mosse da un grande entusiasmo e voglia iniziale si sono concluse in una delusione ?

 

 

Per me è stato molto importante, riuscire a comprendere cosa mi è successo in quei momenti di grande entusiasmo, e “pulire” da risentimenti, frustrazioni e negazioni quei motivi che tanta forza mi hanno dato in passato. E’ molto importante attualizzare quei contenuti che nel bene e nel male mi hanno motivato allora e oggi non mi muovono più. Oggi per me è chiaro che non potrò più poggiarmi su quei motivi del passato, perché sono cambiato, e allo stesso tempo non posso sentirmi appagato dal solo ricordo nostalgico dei tempi che furono. Tra i miei 15-20 anni dedicavo molto più tempo alla pittura, e ciò mi rendeva in accordo con questa mia necessità, ma è anche vero che credevo ingenuamente che bastasse solamente dipingere per essere felici. Il sogno si è infranto quando quella illusione, che aveva in qualche modo funzionato fino ai 20 anni, non era più sufficiente a darmi la felicità. In particolare questa credenza non ha resistito l’impatto con un ambito artistico più ampio, dove regnavano confusione e contraddizione. Aspettarsi che il registro e il modo in cui io avevo sviluppato l’arte nella mia intimità avesse un corrispettivo sociale identico o simile è stata indubbiamente una ingenuità, un egocentrismo.

 

 

Ricordo bene quei giorni di impatto, iniziava la frantumazione di un mito. Un po’ come quando dopo una relazione di coppia uno scopre tutto ad un tratto che l’altro o l’altra non sono come lui se li era immaginati.

 

 

Le immagini orientano comportamenti, progetti, aspettative... e che fare allora con tutto ciò che fino ad allora mi si era accumulato a partire da quella immagine ingenua ? E quanto nella costruzione di quell’immagine che io credevo fosse “mia”, ha influito il sistema sociale, educativo e familiare ?

 

 

Chiaramente privo di strumenti e di risposte che mi aiutassero a collegare quella mia esperienza personale con il paesaggio sociale, le risposte sono state confuse e contraddittorie. Riassumo, in ordine di processo, i comportamenti di reazione a quella situazione :

 

 

Non accettazione della situazione, che mi hanno portato ad enfatizzare ed a imporre il mio paesaggio nel paesaggio esterno con la convinzione che fosse la “realtà” delle cose, con i colleghi artisti, che ha sfociato in una competizione distruttiva delle relazioni e personale.

 

 

Rottura con l’ambito che chiaramente non poteva confermare la mia “realtà” perché la ponevo come assoluta.

 

 

Risentimento con l’ambito causa della mia sofferenza, senza mettere in discussione le mie credenze.

 

 

Sconnessione di quel paesaggio, sia interno che esterno, perché insostenibile e pesante.

 

 

Fondamentale a questo punto è stato il lavoro sul paesaggio di formazione e la mia attività nel Movimento Umanista, per scoprire il nodo infantile a cui era legata tutta quella serie strutturata di comportamenti.

 

 

In sintesi una visione esternalista dell’arte, mi ha portato ad una condizione di sottomissione psicologica in cui dovevo dimostrare agli altri e a me stesso che io ero un artista, che per me era sinonimo di felicità e mi dava forza e sicurezza.

 

 

Dal più profondo del mio cuore oggi affermo che il fulcro dell’arte sta nel registro che si ha sperimentando un percorso che vada in questa direzione : cosa mi succede quando dipingo ? Se sento che mi succede qualcosa d’interessante allora varrà la pena indagarlo, viverselo e svilupparlo.

 

 

Quando Silo nella “4a Lettera ai miei amici”, cap.1 Il Punto di partenza delle nostre idee, scrive :

 

 

La nostra concezione non inizia ammettendo generalità, ma studiando il particolare della vita umana ; il particolare dell’esistenza, il particolare del registro personale del pensare, del sentire e dell’agire. Questa posizione iniziale la rende incompatibile con qualsiasi sistema che parta dall’”idea”, dalla “materia”, dall’”inconscio”, dalla “volontà”, dalla “società”, eccetera. Se qualcuno accetta o rifiuta qualsiasi concezione logica o stravagante che sia, sarà sempre lui in gioco, accettando o rifiutando. Sarà in gioco lui, e non la società, l’inconscio o la materia.

 

 

Parliamo allora della vita umana. Quando mi osservo, non dal punto di vista fisiologico ma esistenziale, mi trovo collocato in un mondo dato, non costruito o scelto da me. Mi trovo posto di fronte a fenomeni, che iniziando dal mio corpo, sono ineludibili. [...]

 

 

Che ognuno abbia la sua concezione dell’arte, a me piace partire dal particolare dell’esistenza. E’ dignitoso chiedermi perché mi piace l’arte, capire registro dell’arte, capire quali credenze entrano in gioco, quali circuiti cerebrali si attivano, che benefici ne trae la mia coscienza. E l’unico punto di vista valido per affrontare questa ricerca è quello umanista.

 

 

Queste difficoltà superabili con il Lavoro Personale, potranno essere difficoltà comuni, in ogni caso vi sono difficoltà personali differenti, difficoltà e contraddizioni che si sperimentano come perdita di forza e confusione.

 

 

Le difficoltà sociali invece non sono superabili con una semplice messa in discussione, c’è bisogno di modificare credenze e strutture prestabilite che ancora oggi limitano lo sviluppo dell’espressione artistica.

 

 

Le sintetizzo in dei punti :

Mancanza di spazi fisici e culturali ;

Costo eccessivo dei materiali e delle strutture ;

Isolamento elitario e personale ;

Monopolio dei pochi a sfavore della diversità e della libertà di espressione ;

Questi sono alcuni ma di sicuro se ne riscontreranno altri e differenti

 

L’ARTE COME VALORE SOCIALE.

Interpretazioni e riflessioni.

 

Che cosa ha contribuito alla frattura che oggi si assiste tra gli “ambienti artistici” e la gente comune ?

Le infinite riflessioni filosofiche sull’arte, a partire dal ‘500 sono state probabilmente elaborate senza che chi le elaborasse si metesse in “gioco” e si includesse nel paesaggio che osservava. Mi dispiace non aver letto Miti e Radici Universali, e non so se Silo tra i vari miti abbia inserito anche quello dell’artista, individuo capace di fondere nel particolare l’universale, di cogliere l’essenzialità dell’esistenza, a scapito di altri milioni di individui a cui ciò non è concesso. Certo che attribuire agli artisti capacità che in realtà sono caratteristiche fondamentali di ogni essere umano, e in un certo senso disumanizzare tutti coloro che non sono artisti.

 

 

Potete ben capire come una persona, che fin dalle scuole materne vene visto come artista, con quale antepredicativo sociale vene guardato e formato. Questo mito, come tutti i miti che si rispettino, si è radicato nella concezione collettiva dell’”artista”, indipendentemente dal fatto che coincidano o meno all’esperienza (registro) che ognuno ha con l’arte o l’artista.

 

 

Nella conferenza su Miti e Radici Universali, Silo dice :

[...] Le deboli credenze con le quali ci muoviamo nella vita quotidiana sono facilmente rimpiazzabili dopo aver comprovato che la nostra percezione dei fatti era sbagliata. In cambio, quando parliamo di forti credenze sulle quali montiamo la nostra interpretazione globale delle cose, i nostri gusti e rifiuti più generali, la nostra irrazionale scala dei valori, stiamo toccando la struttura del mito che non siamo disposti a discutere in profondità perché ci compromette totalmente. Quando uno di questi miti cade, sopraggiunge una profonda crisi, nella quale ci sentiamo come foglie trascinate dal vento. Questi miti privati o collettivi orientano la nostra condotta e possiamo solo avvertire certe immagini della loro azione profonda che ci guidano in una determinata direzione.

Ogni momento storico ha delle credenze di base forti, con una struttura mitica collettiva, sacralizzata o no, che serve alla coesione degli insiemi umani, che dà loro identità e partecipazione in un ambito comune. Discutere i miti di base di un epoca significa esporsi ad una reazione irrazionale di differente intensità secondo la potenza della critica e del radicamento della credenza toccata. Ma logicamente le generazioni si succedono ed i momenti storici cambiano e così ciò che un tempo precedente era rifiutato comincia ad essere accettato naturalmente, come se fosse la verità più piena.[...]

Allora come fa l’artista ad essere un mito se tutti noi siamo artisti. E’ chiaro che quando ho esposto le mie critiche agli “artisti” è successo ciò che sopra Silo descrive molto bene “una reazione irrazionale di differente intensità secondo la potenza della critica e del radicamento della credenza toccata”.

Io non ho studiato i tantissimi libri di filosofia estetica che hanno rafforzato e diffuso il mito dell’artista fino ai nostri giorni, e credo che sia non necessario per comprenderlo. Basta pensare all’immagine diffusa dai films, dai libri, dalle riviste o ricordarsi chiacchere fatte con gli amici sul tema per cogliere la radice.

Provate a pensarci.... è quello che avete pensato : l’artista è un tipo strano e particolare, tutto a modo suo; l’artista è uno che sa esprimere i propri sentimenti ; l’artista è particolarmente sensibile ; l’artista è creativo ; l’artista è narcisista ; l’artista è superiore agli eventi storici, va oltre ; l’artista è un tipo complicato ; l’artista è di solito incompreso ; l’artista non è materialista ma spirituale...

Chiunque ha creduto che queste caratteristiche siano esclusive dell’artista, si è sottovalutato o sta fuggendo da se stesso, tra l’altro come tutte le credenze diffuse e generalizzate non sono attendibili per una corretta visione ed interpretazione che dovrebbe essere più puntuale ed esperenziale.

A me non interessa se ciò sia vero o falso, giusto o sbagliato, ma quanto è radicato e quanto influisce. A tutti noi destabilizzerebbe un artista vestito in giacca e cravatta, che quando parla si fa comprendere... quindi tutti coloro che vogliono modificare per migliorare l’ambiente artistico non possono non tener conto che questa credenza diffusa è oggigiorno priva di fondamenta. Perciò non si può impostare una azione umanista nell’ambito credendo ancora a questa falsa via.

A chi piace il mito, anche se ciò lo manda in contraddizione, sarà difficile che si muova in senso Umanistico, a meno che la credenza sia molto superficiale. Ma ho la sensazione che questo mito oggi sia crollato a molti per varie ragioni, la più evidente è che nell’attuale momento storico questo mito non mobilizza più gli artisti che si trovano vampirizzati e confusi, e mette ostacoli per comprendere il fenomeno dell’arte, sia per chi opera nel campo e sia per chi ne è apparentemente fuori. Nella crisi attuale alcuni “artisti”, sentono la necessità di abbattere questa barriera che si è andata costruendo tra il mito e la realtà, tra ciò che è nuovo e ciò che è vecchio, si sentono asfissiati.

Questa barriera, si è andata rafforzando dalla seconda guerra mondiale alla fine degli anni ottanta, tra arte-artisti e collettività. Tutti quei quadri strani, incomprensibili, in generale il fenomeno artistico nella testa di molti si è fermato al massimo al cubismo e a Picasso. Ma in questi ultimi 50 anni si è molto rafforzato il mercato dell’arte, e il business economico, grazie allo sviluppo industriale prima e quello tecnologico dopo, che permettono una altissima riproducibilità dell’opera d’arte, che come il frigorifero e il l’aspirapolvere è diventata un oggetto per pochi eletti all’emancipazione sociale. I maestri in questo senso, si sono sviluppati in particolar modo negli Stati Uniti, dove ancora oggi un buon Art Manager, valuta gli artisti e l’arte con complicatissime operazioni di marketing. Questa situazione ha creato all’oggi un rifiuto a pelle dell’arte contemporanea, e questa a sentir loro “massa stupida”, in qualche modo ha riconosciuto in molte di quelle produzioni passate come arte, dei falsi che in realtà non sono altro che degli oggetti estetici da intonare col divano.

Non che prima della rivoluzione tecnologica il valore che si dava all’arte fosse totalmente differente, ma con l’accelerazione tutti i contenuti non risolti o i conflitti assopiti si sono enfatizzati fino a portare all’immobilismo che oggi si attribuisce al sistema dell’arte come quello della scienza come incapaci di formulare risposte coerenti alla crisi.

A questo immobilismo e crisi dell’istituzione artistica, vedi scuole, spazi espositivi e di produzione, corrisponde d’altra parte un fertile terreno che si sta sviluppando a livello di base, dove gli artisti visti negati ruoli e gli spazi sociali, si stanno riorganizzando spontaneamente in iniziative locali e periferiche rispetto ai cosiddetti centri culturali per antonomasia.

Noi potremo fare molto per fornire strumenti affinché questi silenziosi e spontanei mutamenti dovuti alla destrutturazione delle istituzioni, non finiscano in nuove delusioni o fallimenti.

SPUNTI PER UNA DICHIARAZIONE

Il silenzio che da anni si è creato tra artisti e strumentalizzatori, ci ha indebolito perché abbiamo creduto ingenuamente che l’arte fosse solo un atto individuale o perché pensavamo di trarre dei vantaggi da questa situazione.

Oggi ci troviamo ricattati o dobbiamo prostituirci ai critici d’arte o alle istutuzioni, come se i buoi chiedessero al carro di muoverli.

Oggi ci sentiamo impossibilitati a sostenere economicamente le spese dei materiali e degli strumenti artistici.

Oggi ci sentiamo isolati culturalmente ed economicamente da una mentalità che preferisce decisamente acquistare un qualsiasi altro oggetto, ritenuto più utile di un quadro o una scultura.

Oggi ci sentiamo divisi tra ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo, e crediamo che non gliene freghi niente a nessuno e che soffriamo perché siamo destinati ad essere incompresi e soli.

Oggi siamo diventati una minoranza in via di estinzione, che si rifugia nell’arte, o nei circoli elitari e intellettuali.

Oggi, e non domani è necessario che gli artisti di tutto il mondo si facciano carico di questa situazione ereditata da altre epoche, che si facciano carico di promuovere e sviluppare l’arte come strumento per lo sviluppo umano e rendano la dignità perduta all’atto di dipingere come un guerriero del tempo tempra il suo spirito contro il destino apparentemente avverso, disposto a lottare contro quei mostri parassitari che in nome degli interessi collettivi hanno fino ad ora ostacolato il suo cammino, tradendo la sua buona fede e la sua ingenuità.

 

SINTETIZZANDO

Il Nuovo Umanesimo ha molto da dare per la costruzione di una nuova società e di un nuovo essere umano, in questo senso “niente dell’umano gli è estraneo”. Gli strumenti che il Movimento Umanista ha elaborato per la rivoluzione sono facilmente applicabili al campo dell’espressione artistica. C’è ora da elaborare una teoria e una pratica dell’azione che ci permetta di inglobare e strutturare tutte quelle persone sensibili che non si riconoscono in quei valori e modelli larvati anti-umanisti che oggi si spacciano nei Templi della cultura e dell’arte. Modelli superficiali che si sono sostituiti ingiustamente ai modelli e le motivazioni più profonde che muovono oggi molte persone spinte dalla necessità dell’espressione artistica che registrano come strumento valido per lo sviluppo sociale e personale.

PIANO D’AZIONE

Questi sono i punti fondamentali sul quale montare una azione profonda nel campo dell’arte 

Piano personale.

Riunioni di Lavoro Personale

Espressione artistica.

Studio e adattamento delle teorie e filosofie esistenziali del Movimento al campo artistico.

Piano sociale.

Crescita stutturale.

Rottura dell’isolamento ed elaborazione di forme sociali che coinvolgano la gente al fatto artistico.

Lavoro sui conflitti sociali tra artista e sistema sociale.

Questo per ora è tutto, complimenti per la pazienza dimostrata nel leggere tutto ‘sto papiro, se ciò non ti ha pesato non ti peserà di certo metterti in contatto con me per dirmi le tue impressioni, le tue proposte in merito a possibili forme di strutturazione nell’ambito.

Pace, forza e allegria.

Simone Casu

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