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LA CRISI DELL’ARTE NEL MOMENTO ATTUALE E-mail
Scritto da ANTS Artisti nonviolenti   

Articolo rivista “L’Idea, giornale di pensiero”, per il n° di Febbraio
Nel numero di dicembre ho esposto le mie riflessioni rispetto al risveglio sociale del senso artistico nell’articolo “le Arti e il Nuovo Umanesimo”. L’articolo in questione ha suscitato alcune perplessità da parte di alcuni operatori culturali, che in generale hanno dimostrato una certa miopia rispetto alle nuove tendenze e al Nuovo Umanesimo. Alcuni hanno sorriso come se si trovassero di fronte ad una interpretazione ingenua e idealista dell’attuale momento.


Indubbiamente i fattori che si dimostrano più evidenti sono i fattori “negativi” e non i “positivi”. Il  “risveglio” delle arti non è una profezia ma una realtà sociale di base, e di conseguenza difficile da scorgere  se non si vive o se non si hanno dei contatti diretti con essa. Indubbiamente il “risveglio” avviene in un contesto sociale di decadenza e di crisi del sistema capitalistico che trascina con se anche le arti, o meglio la visione e la pratica artistica intimamente legate a questo sistema.


Molti altri lettori hanno trovato nel “risveglio” del Nuovo Umanesimo, corrispondenza con la loro esperienza artistica e con le loro esigenze esistenziali. Alcuni di loro, hanno difficoltà ad orientare azioni pratiche nella direzione del cambiamento, perché come tutti noi accusano gli effetti dei cambiamenti veloci e inaspettati che ci causano disorientamento. Perciò mentre ad alcuni sono molto più chiari i fattori di crisi delle arti ad altri sono molto più chiari i fattori di rinascita delle arti, ma come collegare questi due processi apparentemente slegati tra loro ?

Cercherò in questo articolo di compensare la parzialità positiva dello scorso scritto, analizzando e riflettendo sulla crisi delle arti nel momento attuale, collegando l’attuale destrutturazione con le proposte elaborate dal Centro Umanista di Espressione Artistica promosso dal Movimento Umanista.


LA CRISI DELL’ ARTE NEL MOMENTO ATTUALE


La crisi si manifesta nello svuotamento dei cosiddetti centri culturali che pur avendo iper-mega strutture non riescono a sfornare niente di nuovo. Nuovo nei contenuti e nelle forme. Di fatto le mostre o le rassegne artistico-culturali sono frequentate dai soliti quattro gatti che si alternano sul palco. Ormai sono anni che si conoscono, in fondo non ne possono più ma sono rimasti intrappolati nel loro stesso labirinto.
Questo è successo tanti secoli fa quando a interi popoli si sono negate le possibilità di nutrire il corpo, la mente e lo spirito. Oggi giorno anche se le possibilità di nutrire il corpo sono aumentate, perlomeno nei cosiddetti centri di benessere, non siamo più abituati a nutrire la mente e lo spirito - e secondo me anche il corpo.
Le arti sono pane per il corpo, la mente e lo spirito e la fame è tanta.
Questo labirinto si è creato nei secoli delle masse “ignoranti” e anonime, degli uomini “pecora” o “formica”. Questa mentalità, oggi imperante, è profondamente anti-umanista, perché si è apropriata delle arti e ne ha utilizzato il potere emotivo e immaginario per imporre valori e credenze che inibiscono la ricchezza soggettiva assolutizzando il valore delle arti rendendolo idealistico e distante dal vissuto quotidiano.


Noi di conseguenza abbiamo iniziato ad allontanaci dai guru della cultura perché stufi di essere degradati e non chiamati a partecipare e gli abbiamo detto : Se non siamo in grado di capire le vostre produzioni vorrà dire che ci compreremo il pane, gli abiti e la casa, e lasciamo a voi, che siete tanto esperti, discorrere sui valori intrisechi e metafisici delle Arti!
Poi si lamentano se non riescono più a venderci la loro Arte, noi per un po’ gli abbiamo creduto ma poi non ne potevamo più i essere traditi, e alla fine abbiamo tagliato i fili.
Di conseguenza noi non ce ne occupiamo perché ormai ci siamo impegnati a lavorare, chi se ne occupa è un vampiro, che fine faranno le Arti ?


Niente paura, le arti sono vive più che mai, e quelle cozzaglie che ci hanno propinato come arte non sono state altro che sterili seghe mentali di chi ha esaurito la vena artistica perché si è isolato dalla gente, non vedendo altro che se stesso e il mito della sua personalità contorta e sofferente. O all’estremo opposto si sono detti artisti gli stilisti di moda, o personaggi della musica e dello spettacolo che affidavano il loro estro creativo ad un buon ufficio marketing, sostituito alle muse ispiratrici.


Non potrei analizzare altrimenti gran parte della produzione del mercato o del sistema artistico-spetacol-culturale che ho visto in questi ultimi anni, produzioni estremamente elaborate tecnicamente ma prive di spessore esistenziale.


LE VARIE REAZIONI DI FRONTE ALLA CRISI.


Queste reazioni sono venute fuori quando con vari operatori artistici ci siamo chiesti perché oggi l’Arte ha un ruolo così minimo nella società.
Le posizioni in cui mi sono imbattuto sono varie e differenti, ma cercherò di riassumerle brevemente. Sono sicuro che ciò che descrivo e limitante ma ne sono costretto per esigenze descrittive.


Nel lento progresso dell'espressione artistica si sono accumulati fattori, fino al momento attuale in cui la velocità del cambiamento tecnologico ed economico non coincide con la velocità del cambiamento nelle strutture sociali e nel comportamento umano, di conseguenza tra questi fattori ci sono trascinamenti di conflitti storici non risolti. Questo sfasamento tende a incrementarsi e a generare ulteriori crisi progressive. Tale problema viene affrontato da diversi punti di vista.


Vi sono coloro che suppongono che la crisi si risolverà automaticamente e, pertanto, raccomandano di non tentare di orientare tale processo al quale, inoltre, sarebbe impossibile dare direzione. Si tratta di una tesi meccanicista ottimista molto diffusa tra coloro che sono in realtà istallati nei centri di potere culturale e artistico.
Altri suppongono che si vada verso un punto di esplosione senza rimedio, e colpevolizzano le masse perché ignoranti e menefreghiste e/o colpevolizzavano la società e i suoi meccanismi perversi, quali il Mercato dell’arte, in una sorta di pessimismo senza uscita. E' il caso dei meccanicisti pessimisti.


Appaiono anche correnti culturali e artistiche che pretendono di fermare il cambiamento e, per quanto possibile, tornare a supposte origini riconfortanti, rivalutando il “cinquecento” e i pittori manieristi senza però creare nuove occasioni. Rimpiangono il ruolo che gli artisti avevano nel passato, rimanendo fermi a qualche secolo fa. Esse rappresentano un atteggiamento antistorico.


Ci sono poi i cinici che negano importanza e senso a qualsiasi azione sia sociale che individuale.
Gli stoici che affrontano i fatti con integrità anche quando tutto va male, continuando imperterriti coi loro valori di arte e di cultura ormai rigidi come il loro atteggiamento, negando di fatto che il cambiamento richiede elasticità.
Gli epicurei contemporanei tentano di approfittare della situazione e pensano semplicemente al proprio ipotetico benessere. E’ il caso di coloro che continuano a riprodurre stereotipi, ben consci del bassissimo valore artistico, seguendo opportunisticamente le mode e le tendenze.
Come nelle epoche finali delle civiltà del passato, molta gente assume atteggiamenti di salvezza individuale, convinta che qualsiasi azione intrapresa insieme non abbia senso né possibilità di successo.


Per cui sentono il problema come una mancanza di talenti individuali vedendo il tutto nella prospettiva della lotta tra individui, in una sorta di visione darwiniana in cui solo le specie più forti possono sopravvivere, pensandosi loro artisti di talento.
In ogni caso, per loro l'insieme ha utilità per la speculazione strettamente personale ed è per questo che i leader culturali o artistici hanno bisogno di manipolare e migliorare la propria immagine rendendosi credibili, facendo credere che pensano e agiscono in funzione delle Arti. Naturalmente tale occupazione ha le sue difficoltà, perché tutti conoscono il trucco per cui la sfiducia cresce sempre più.


Oggi, detenendo una piccola parte di potere o dipendendo totalmente dal potere di altri, ci troviamo tutti toccati dall'individualismo, da cui trae chiaramente vantaggio chi è meglio collocato nel sistema.
Queste posizioni non soddisfacevano la mia esigenza principale, ossia la risoluzione e il cambiamento dell’attuale schema di valori e di credenze. Tutte queste posizioni partono da una giustificazione del conflitto o perché si cercano colpevoli o perché in qualche modo questa situazione viene accettata come naturale o perché ne traggono vantaggio.
Per me non ci sono colpevoli ma tutti siamo responsabili di questa situazione, chiaramente in misura differente.


I FATTORI DELLA CRISI


Mi sono fatto un’idea, ma non pretendo attraverso le mie opinioni di dare una risposta chiusa o definitiva all’attuale fenomeno di svuotamento sociale e istituzionale ma voglio portare al campo della discussione alcuni fattori che a mio avviso non vengono chiamati in gioco nell’analisi che molti operatori fanno dell’attuale momento storico.
Il fattore principale sta in una mentalità in un atteggiamento che si esprime tra l’altro nelle varie posizioni che molti assumono di fronte al cambiamento.
Una conseguenza di questa mentalità è che nessuno si preoccupa di elaborare una struttura di risposte alla crisi che possa dare vita ad un vero e proprio movimento rivoluzionario. Indubbiamente la situazione attuale riguardo allo spazio che le arti hanno nella organizzazione sociale, è da rintracciare indietro nel tempo. La mancanza quasi totale di organizzazioni sociali degli artisti, e la chiusura individualistica di molti operatori, ha sicuramente contribuito alla perdita di spazi e di interessi sociali.


Per esempio vi siete mai chiesti perché rispetto a molti “mestieri” i pittori, gli scultori, i ballerini, gli attori, i fumettisti, i poeti, i letterati, i cineasti, i musicisti, e i compositori non sono rappresentati in sindacati, ordini professionali, o simili ?


Non sto parlando solamente della tutela dei diritti o di organismi come la SIAE in Italia, che di fatto fa gli interessi dello Stato e del mercato e non delle categorie artistiche. Non sto parlando dei sindacati che tutelano i musicisti degli Enti Lirici o delle grandi orchestre, o delle categorie legate allo spettacolo o al business, ma mi riferisco a strutture di base che forniscano tutela, informazione, sviluppo e promozione per professionisti e per aspiranti tali.
Altro elemento di questa mentalità penso sia la mancanza di elasticità ai nuovi tempi, la difficoltà di adattarsi crescentemente alle situazioni di cambio epocali. Siete mai entrati al conservatorio di musica o all’Accademia di belle Arti, sembra di tornare indietro nel tempo di 100 anni. Per adattamento crescente intendo una forma di relazione e di interazione con il sociale, che fa aumentare la nostra influenza nella direzione delle proposte di cambiamento.
Mentre le posizioni più meccaniche che i vari artisti hanno assunto di fronte ai veloci cambiamenti sono di disadattamento o di adattamento totale agli schemi disumani e assurdi del mercato, non cambiando in nessuno dei due casi i valori anti-artistici di cui questo sistema e portatore. Anzi molto spesso si è osservato proprio come grazie alle tecniche elaborate dagli artisti, questo sistema è riuscito ad installare larvatamente nella società i valori della violenza e del sesso, del prestigio e del denaro.


Altro elemento va rintracciato nel sistema educativo, che tronca la creatività artistica, già dalle scuole elementari. Per esporre le mie riflessioni traggo un breve periodo dalla pubblicazione del CUEA, “Riflessioni sull’Arte” di Simone Casu, della Collana Testimonianze Artistiche :
(...) E’ chiaro che siamo molto legati ai metodi di insegnamento con cui noi ci siamo formati.
Per molti lo sviluppo artistico si è fermato a 10-13 anni quando il sistema educativo gli ha imposto dei canoni espressivi come la corretta rappresentazione del vero, senza tener conto che per quanto il disegno espresso dal bambino sia equivalente a quella che si considera la visione reale del paesaggio esterno, siamo di fronte ad una interpretazione. E chi disegna una mucca sproporzionata, a forma di nuvola e colorata come un arlecchino, un bel 2 in disegno e che si dedichi ad altro senza tener conto del registro e della particolare visione dell’alunno.
Con questa analisi semplificata, analizzo uno dei possibili motivi per cui molte persone hanno abbandonato questa particolare pratica espressiva nell’adolescenza, che per molti rimane un soave e dolce ricordo di quegli anni, ubicando nel passato ciò che ancora chiede di essere espresso, nell’oggi e nel futuro.


In sintesi tre sono le conseguenze sociali di questa vecchia mentalità :
·   La mancanza di una struttura di pensiero, di azione sociale che contrastasse la perdita del valore artistico in seno alla società, che ha corrisposto con l’avanzamento e il radicamento della società Economicista ;
·   La difficoltà di adattamento ai veloci e improvvisi cambi sociali avvenuti lungo il 20° secolo, difficoltà accentuata ed estremizzata dalla rivoluzione tecnologica ;
·   Lasciare il controllo dello stato e quindi dei centri di formazione e delle strutture educative, ai vertici del potere anti-umanista e quindi anti-artistico.
Oggi un atteggiamento sociale coerente e convergente tra artisti di varie discipline, ad alcuni risulta impossibile solo a pensarlo, eppure molti ci stanno pensando senza però pretendere l’adesione di tutti coloro che si ritrovano nel campo dell’espressione artistica. A me piace pensarlo come “opzione”, come possibilità reale e non solo come pensabilità futura. Sono certo che le migliaia di artisti che hanno sperimentato la violenza e la discriminazione di questo sistema sulla loro pelle non avranno difficoltà a comprendere le mie riflessioni e le mie esigenze.


LA POSIZIONE DEL CUEA DI FRONTE ALLA CRISI DELLE ARTI


In base a questa interpretazione, il Centro Umanista di Espressione Artistica sta elaborando e propone attività per superare tali difficoltà, iniziando già da questo articolo a stimolare la riflessione e la discussione su queste tre conseguenze sociali.
Per quanto riguarda la mancanza di una struttura di pensiero, di azione sociale che contrasti la perdita del valore artistico in seno alla società, il CUEA si rifà all’esperienza accumulata nei 30 anni di studio e di azione dagli aderenti al Movimento Umanista e di tutti i notevoli contributi affini che varie persone ed organizzazioni isolate hanno elaborato in alternativa alla mentalità reazionaria. Per questo una delle attività principali non può che essere lo studio, la ricerca e la cooperazione con strutture e individui affini al Nuovo Umanesimo, l’applicazione di tali ricerche e la diffusione di eventuali conclusioni.


La difficoltà di adattamento ai veloci e improvvisi cambi sociali avvenuti lungo il 20° secolo, ha a che vedere con una mancanza di elasticità mentale. Questa rigidità è dovuta ad uno scarso maneggio delle proprie credenze e immagini. Ciò porta ad una perdita di comprensione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, portandoci a perdere il controllo degli avvenimenti e della nostra vita, creandoci di conseguenza confusione e disorientamento. Tutto ciò viene registrato con una perdita di forza e di senso. Per questo nel CUEA ci si riunisce settimanalmente per capire e rafforzare i nostri aspetti-forza, ossia le nostre virtù. Questi incontri li abbiamo chiamati riunioni di Lavoro Personale.

Riguardo al terzo punto di riflessione , sul controllo dello stato e quindi dei centri di formazione e delle strutture educative, da parte dei vertici di potere anti-umanista e quindi anti-artistici, c’è un progetto educativo che stiamo mettendo in moto questi giorni. Anche questo progetto educativo nasce da delle riflessioni sulla situazione attuale, per poi elaborare una situazione  ideale  in cui ci rispecchiamo il tutto per sviluppare delle attività pratiche propositive che ci permettano di raggiungere i nostri obbiettivi. Questo  progetto verrà esposto nel prossimo numero della rivista.


Vi ringrazio per la vostra sensibilità e la vostra attenzione.
Un promotore del CUEA.

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