Emilia-Romagna degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha inviato a tutti i sindaci, a tutti i presidenti delle Province e a tutti gli Assessori competenti della Regione Emilia-Romagna una lettera in cui si invitano gli amministratori a non concedere autorizzazioni a nuovi impianti di incenerimento nella regione. Ieri il ministro Bersani ha ben scritto una lettera a Mastella e a Livia Turco invitandoli a valutare la possibilità di intervenire contro questa iniziativa ed eventualmente sanzionare i responsabili. Il ministro dello Sviluppo economico, c’è scritto nella lettera inviata da Bersani, definisce l’iniziative dell’Ordine dei medici come "un grave episodio": sottolineando che in quella nota scritta ai sindaci e alle regioni che chiede di «non procedere alla concessione di nulla osta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori, «non riporta nessuna motivazione sostanziale e non appare suffragata da alcun fondamento tecnico-scientifico riconosciuto, atteso che la realizzazione degli impianti in esame e il loro funzionamento sono disciplinati dalle norme comunitarie e nazionali di tutela della salute e dell´ambiente». Una lettera e una presa di posizione che non ha mancato di suscitare l’indignazione di chi si oppone all’incenerimento dei rifiuti. Quello che vorremmo osservare ancora una volta sulla questione è che è assai improbabile che un medico prescriva un farmaco se non ce n’è bisogno.
Perché sa bene che quel farmaco (dal greco farmacos, veleno) pur indicato a risolvere un problema, può avere comunque controindicazioni e quindi crearne altri. Ma nessun medico, di fronte ad un problema da risolvere non prescrive il farmaco più adatto solo perché (anche il farmaco più adatto) ha delle controindicazioni.
L'’approccio deontologicamente corretto di fronte ad un problema sanitario (ma valeanche per la sfera ambientale) non può essere dunque quello del non farebensì quello di agire nella strada del male minore e della riduzione del danno (nell’ambito di un approccio olistico e di valutazioni comparate).
Questo ragionamento si può applicare anche alla questione dei rifiuti.
Per quanto riguarda i rifiuti, infatti, il “danno è in corso”. Se guardiamo alla situazione attuale, nella loro gestione si stanno producendo, eccome, impatti (ambientali e sanitari) di molto superiori a quelli che si potrebbero invece evitare, visto che li si portano a spasso (perfino esportandoli) con un aggravio di emissioni che, dati Oms alla mano, hanno impatti molto più pesanti del trattamento-recupero-smaltimento in loco. Ma in questa questione, così come a volte accade nella medicina specialistica, vi può essere il rischio di sinèddoche, ovvero di scambiare una parte con il tutto. E quindi di concentrare l’attenzione di un aspetto singolo (un organo) perdendo di vista l’intero (l’organismo).
La discussione sulle migliori forme di gestione dei rifiuti allude certamente anche (anche) all’interazione salute-ambiente, ma è francamente dubbio che lo specialista medico possa anche essere specialista della gestione dei rifiuti. Tanto che magari ignora che quasi tutto il materiale che utilizza per esercitare la propria professione e per alleviare le sofferenze dei suoi pazienti, così come le parti anatomiche che un chirurgo dovrà asportare per curare una patologia, diventa un rifiuto che (per legge che si riferisce ad una scelta tra le migliori pratiche possibili) deve obbligatoriamente essere smaltito attraverso il suo incenerimento. Ma difficilmente ci si potrà trovare di fronte ad un ingegnere specializzato nella gestione dei rifiuti che dirà a quel medico, di non usare gli strumenti che gli servono per curare il suopaziente o di non asportare quella parte anatomica, perché l’incenerimento di quei materiali produrrebbe emissioni tali da ledere la salute degli stessi o di altri pazienti.
E’ forse più saggio sostenere che i medici non debbono usare quegli “attrezzi” perché incenerendoli producono emissioni, oppure applicare la tecnologia esistente per abbattere al massimo quelle emissioni?
Non è un caso che nei comitati scientifici e nei gruppi di studio sulla gestione dei rifiuti non ci sono solo medici. Come dimostrano i fatti (e come è giusto che sia) si possono avere opinioni diverse ed è bene che queste opinioni vengano espresse. Quello che non ci pare né giusto né corretto è la tendenza/tentazione alla demonizzazione delle opinioni altrui e alla assolutizzazione delle proprie attraverso l’uso di testimonial dalla facile presa mediatica. L’esercizio della “responsabilità condivisa”, principio a base di tutta la normativa sui rifiuti, non può in alcun modo rovesciarsi nel suo opposto. E magari poi urlare, tutti, contro l’incapacità della politica di mediare, fare sintesi e didecidere al meglio nelle condizioni date.