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Unione Europea e fabbriche di automobili giocano a nascondino mentre i problemi ambientali diventano esplosivi “Non ci sono reali possibilità che l’industria automobilistica europea realizzi la strategia elaborata dalla Commissione Europea a febbraio, secondo la quale dal 2012 le nuove macchine utilitarie che entrano sul mercato europeo emetteranno al massimo 120 grammi d’ossido di carbonio al chilometro – ha dichiarato martedì scorso a Bruxelles l’amministratore delegato della Fiat – “la realizzazione degli obiettivi fissati provocherebbe il blocco delle vendite” – ha proseguito Sergio Marchionne al margine di un incontro dedicato alle prospettive dello sviluppo del settore automobilistico nei nuovi paesi membri UE.

La strategia della Commissione Europea presentata a febbraio anticipa le soluzioni giuridiche concrete e ipotizza la riduzione delle emissioni dei motori ai 130 g/km. I rimanenti 10 grammi dovrebbero essere “risparmiati” grazie al perfezionamento di altre parti della macchina (gomme, climatizzazione a risparmio energetico) e all’uso più massiccio dei biocarburanti. Secondo Marchionne, a nome di tutto il settore automobilistico UE, é irreale ipotizzare il raggiungimento di questi obiettivi entro il 2012 . “Le fabbriche di automobili non sono delle panetterie, dove la produzione è giornaliera. I modelli delle macchine che saranno lanciati sul mercato nel 2012, sono già stati elaborati – ha detto – addebitare tutti i costi che comporterebbe la riduzione ai produttori delle macchine è ingiusto” L’amministratore delegato della Fiat ha aggiunto che l’imposizione delle modifiche tecnologiche dei motori è il modo più costoso di limitare l’emissione di CO2. “Nessun economista con un po’ di buon senso potrebbe ideare una cosa del genere” – si irritava durante la conferenza stampa. In un anno la strategia dell’Unione dovrebbe trasformarsi in proposte legislative, che – prima di entrare in vigore – dovranno essere approvate dai paesi membri e dal Parlamento Europeo. Solo allora la Commissione Europea potrà precisare le modalità di riduzione delle emissioni CO2 nei motori. Tra le opzioni ponderate c’è anche quella di fissare i limiti diversi secondo la grandezza del veicolo e la potenza del motore. Negli anni 1998-1999 l’industria automobilistica europea si è impegnata volontariamente di ridurre le emissioni CO2 di un quarto a cavallo egli anni 2008/09. Questo significherebbe l’emissione di 140 g/km. Sappiamo già che il ritmo dei cambiamenti tecnologici è troppo ridotto affinché i produttori possano raggiungere questo obiettivo. Al momento la media europea è 163 g/km. E intanto la natura se ne infischia delle strategie a lungo termine e ci rende pan per focaccia già ora. E non è questione di vendetta, ma di “naturale” autodifesa…
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