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Arte e nonviolenza

Se ammettiamo che la violenza oggi è la normale forma di relazione tra individui, dove prevale l’egoismo, lo sfruttamento, la manipolazione, il furto, la disonestà come potrebbe rimanere illesa e idealizzata un’arte creata in questo contesto?

Se si pensa che la maggior parte della violenza è oggi sempre più sottile e subdola, ovvero psicologica e morale, fatta di idee e contenuti - mentali ed emotivi - violenti come si può pensare che tali contenuti non si riversino nelle creazioni artistiche e che l’arte sia quindi nonviolenta?

Non pensiamo solo alla violenza che ognuno di noi rivolge al mondo, ma piuttosto a quella interna fatta di giudizio, senso di colpa, autocensura, forzatura, disonestà e falsità nei nostri confronti, che ci pone in fuga da noi stessi e che ci rende fragili e oppressi. Tali violenze, che si strutturano in un sistema di valori e di credenze, è ingenuo credere che non vengano trasferite nel quadro, nel film, nell’opera d’arte in qualsiasi forma essa si esprima.

Noi oggi siamo sprovvisti di un sufficiente apparato critico ed autocritico che ci permetta di cogliere, osservare e modificare l’incredibile quantità di violenza che c’è in noi e nelle nostre opere, che siano un quadro, un libro o qualsiasi opera complessa che esprimiamo.

Una scarpa forse non esprime violenza, ma se essa si rompe dopo due mesi, se fa male al piede e probabile che sia anch’essa espressione di una atteggiamento violento di chi se ne approfitta. La violenza nell'arte non va rintracciata nelle forme estetiche ma soprattutto nella sua mancata funzione sociale di elevazione spirituale sostituita da un atteggiamento degradatore e che disprezza la vita e gli altri.

In tutte le componenti sociali che contribuiscono all’arte si esprime la violenza.

Ci sono galleristi disonesti, case d’asta truffaldine, speculatori senza scrupoli. Ma anche artisti disonesti, falsi, pretenziosi, altezzosi e corrotti.

I semi della violenza si possono rintracciare nei contenuti e nei temi dell’opera, nelle intenzioni dell’artista, nella macchina di promozione.

Per sviluppare la nonviolenza nell’arte è quindi necessario prima di tutto riconoscere come si esprime la violenza. In secondo luogo si tratta di sperimentare nuove strategie mosse da un sistema di valori e di credenze nonviolenti e che si basano sul rispetto e sull’amore verso gli altri e se stessi.

Noi di ANTS abbiamo elaborato un seminario di due giorni in cui si affrontano gli argomenti di come si sviluppa la violenza nell’arte e di come sia possibile sviluppare un atteggiamento opposto e nonviolento. Questo è solo un primo strumento per favorire l'espansione di una nuova cultura.

Ogni gruppo può richiedere di sviluppare il seminario nella propria città. Il seminario è gratuito ma i nostri formatori non dovranno sostenere nessuna spesa, per cui ci sarà un costo di partecipazione in relazione alle spese generali.





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